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Strumentazione ELETTROSMOG per misure fai da te

L'inchiesta del pm veneziano Felice Casson
vuole far luce su 30 casi di malattia e morte


Inquinamento da elettrosmog
indagati tre dirigenti Enel

No comment dai vertici della società
"Ci esprimeremo nelle sedi competenti"


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VENEZIA - Omicidio colposo, lesioni, disastro e rifiuto di atti di ufficio. Con queste imputazioni sono stati spediti tre avvisi di garanzia ad altrettanti dirigenti dell'Enel, Salvatore Machì, responsabile nazionale della rete di trasmissione e delle bonifiche, Edoardo Gambardella, direttore della distribuzione, e Domenico Cappellieri, capo esercizio e manutenzione per il Veneto. Gli avvisi sono partiti dall'ufficio del giudice veneziano Felice Casson che sta indagando su una trentina di presunti casi di morte e malattia dovuti a inquinamento elettromagnetico, quello provocato dalle onde rilasciate da elettrodotti o antenne trasmittenti.

I provvedimenti sono stati notificati per la richiesta, avanzata dal pm al gip, di effettuare con incidente probatorio una perizia medico-legale, epidemiologica, biologica, radiologica, tossicologica e ingegneristica.

L'inchiesta di Casson è partita dopo un esposto dei genitori dei bambini di una scuola di Mirano, in provincia di Venezia. Accanto all'edificio sorgeva un elettrodo, che secondo i genitori poteva essere nocivo alla salute. Dopo questa prima denuncia altri comuni veneti hanno presentato esposti. E la stessa procura di Venezia aveva lanciato ufficialmente un invito alla popolazione per segnalare eventuali casi di leucemia, tumori dell'encefalo e ipersensibilità collegabili con la vicinanza dell'abitazione a sorgenti di campi elettromagnetici, come elettrodotti o antenne trasmittenti.

Nel frattempo il pubblico ministero ha raccolto oltre 6000 cartelle cliniche, con la collaborazione del corpo forestale, dell'Agenzia regionale per l'ambiente e il registro tumori del Veneto. Per ora la perizia richiesta al Gip riguarda una trentina di persone (di cui sette sono decedute), tutte colpite perlopiù da leucemie infantili o comunque da tumori che colpiscono il sistema linfatico. Già lo scorso settembre Casson aveva avanzato una richiesta di informazioni all'Enel come alle società di telefonia cellulare e alle emittenti televisive sulle possibili conseguenze sulla salute dei campi elettromagnetici emessi da elettrodotti o antenne.

Nessuna dichiarazione dall'Enel sull'iniziativa del giudice Casson. "Ci esprimeremo nelle sedi competenti", è stato l'unico commento ufficiale. La società si trincera dietro il rispetto dell'unica legge in vigore in Italia e in Germania, un decreto del 1992 che fissa il limite massimo a 100 microtesla. Ma da gennaio la Regione Veneto ha approvato una legge più restrittiva, che ha abbassato il limite a 0,2 microtesla, una soglia che tuttavia sarebbe valida solo per i nuovi tracciati ad alta tensione e non per quelli già esistenti, come nel caso di Mirano.

(12 febbraio 2000)
 

 

 

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Aggiornato il: 19 ottobre 2008