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Maxi inchiesta contro
l’elettrosmog
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A Venezia migliaia di
segnalazioni da tutta Italia. Casson: più collaborazione tra Procure
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Il magistrato ha sul suo tavolo
centinaia di cartelle cliniche che vengono da molte città
C’è anche il fascicolo degli abitanti di Volturino dove sono nati
agnelli deformi
«In vicende come queste occorre sempre prevenire le possibilità teoriche
del danno»
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DAL NOSTRO INVIATO
VENEZIA — Migliaia di segnalazioni, esposti, denunce. E migliaia di
cartelle cliniche, scaricate a pacchi in Procura e trasportate al secondo
piano, nell'ufficio del sostituto procuratore Felice Casson. Documenti che
giungono da tutta Italia e raccontano di malattie da elettrosmog. Sterilità,
cataratta, cardiopatie. Ma anche leucemia, soprattutto leucemia infantile.
La procura veneziana rischia si essere sommersa da tutte queste storie
drammatiche e a volte incredibili. Da Assisi alla Valle del Chianti, da
Ferrazzano a Volturino, da Agrigento a Torino, a Milano, a Venezia: l'alta
tensione, i tralicci, i ripetitori radio-tv e dei cellulari, additati come
un solo «nemico invisibile», che mette in pericolo la vita e la salute
delle persone.
Ci sono scuole nuove e belle costruite proprio sotto le linee dell'alta
tensione, che per evitare rischi ai bambini sono state chiuse. Come è
accaduto a Mirano, nella terraferma veneziana, il paese in cui il Tar, dopo
le proteste e i ricorsi dei genitori, ha obbligato l'Enel ad abbassare il
limite massimo di esposizione ai campi elettromagnetici a 0,2 microtesla
(come prevede la legge regionale del Veneto, la sola Regione per ora ad aver
legiferato in tal senso). E ci sono anche persone che vivono accanto o
addirittura dentro le centrali, come a Mestre. Qui, il signor Gianni Baù,
dipendente Enel che abita nella palazzina dell'ente, costruita all'interno
della sottostazione mestrina, 132 mila volts, non dorme la notte chiedendosi
se fanno più male i ripetitori dei telefoni cellulari (traliccio accanto a
casa) o l'alta tensione della centrale (un parco di valvole, fili e cabine
che ammira ogni mattina quando apre la finestra). «Meno male — risolve il
problema Baù — che tra un paio di mesi vado in pensione».
«Non è psicosi, i campi elettromagnetici fanno male, e molto. Ed è
gravissimo che non si faccia nulla, anche quando — sostiene Daniela Dussin,
presidente del Conacem, il coordinamento nazionale per la tutela dai campi
elettromagnetici — venti milioni di italiani sono esposti a campi che
superano la soglia di rischio, fissata dalla più recente ricerca
scientifica in 0,2 microtesla». Ma per chi vende telefonini, oppure opera
nel settore radiotv, le onde elettromagnetiche non sono più pericolose di
un fulmine durante un temporale: devi proprio beccarne uno sulla testa per
dire che fa male. È anche vero, d'altra parte, che gli studi in corso,
soprattutto epidemiologici, non sono ancora in grado di dirci una parola
definitiva sullo stato delle cose.
Ma la domanda dei quasi diecimila che si son rivolti al pm di Venezia,
Felice Casson, va oltre. E possiamo sintetizzarla così: «Fino a quando non
si è certi dell'innocuità di una tecnologia, o almeno dell'assenza di
effetti tanto dannosi, perché usarla?». È stata forse proprio da questa
domanda che è partita la prima, grossa inchiesta sull'elettrosmog in
Italia. Seguita da un'altra indagine, aperta a Torino dal pm Raffaele
Guariniello, che per i campi elettromagnetici prodotti sul Colle della
Maddalena ha inviato 86 avvisi di garanzia (per «getto pericoloso di cose»)
ai responsabili legali di Rai e Mediaset. A Venezia invece Casson ha inviato
tre avvisi di garanzia, ad altrettanti alti dirigenti Enel — Salvatore
Machì, Domenico Cappelleri ed Edorado Gambardella — per omicidio e
disastro colposi, lesioni e rifiuto di atti d'ufficio. Casson finora ha
visionato settemila cartelle cliniche e scoperto quasi trecento casi di
leucemia, di cui la metà infantili. Trenta casi riguardano persone che
vivevano proprio sotto i tralicci. «Non potevamo far altro che lavorare
come per le morti "strane" al Petrolchimico di Porto Marghera —
spiega Casson, riferendosi ai morti e ai malati provocati da una sostanza
che si chiama cloruro di vinile monomero —.
Attenzione però. Nessuno sostiene che ci sia un nesso di causa-effetto,
questo lo stabiliranno i periti. Ma accertarlo è un lavoro lungo e
complesso, non impossibile». Al pm di Venezia, le ultime carte arrivate
(130 segnalazioni di patologie varie) sono quelle del comitato di Volturino,
in provincia di Foggia, dove da tempo una selva di tralicci abusivi (che da
anni non si riesce a far rimuovere nonostante l'acclarato status di opere
fuorilegge) bombarda di onde elettromagnetiche il paese, dove oltre alle
malattie denunciate dalla popolazione, sono nati persino agnelli deformi.
«Su questi temi — sostiene Felice Casson — la tutela dev'essere
maggiore che in campo penale. Occorre prevenire anche le possibilità
teoriche di un danno. Ma questo non è compito del magistrato. Senza fare
nuove superprocure però, a cui non credo, noi magistrati potremmo lavorare
meglio se su questi argomenti ci scambiassimo periodicamente informazioni. E
questo sarebbe tanto più fecondo per una materia come l'elettrosmog, che
potremmo definire "in movimento". Per l'amianto o l'uranio
impoverito delle officine aeronavali il discorso è già un po' diverso...».
cvulpio@rcs.it
Carlo Vulpio
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