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Strumentazione ELETTROSMOG per misure fai da te

 

Lunedì 27 Marzo 2000
 

Maxi inchiesta contro l’elettrosmog
 

A Venezia migliaia di segnalazioni da tutta Italia. Casson: più collaborazione tra Procure
 

Il magistrato ha sul suo tavolo centinaia di cartelle cliniche che vengono da molte città
C’è anche il fascicolo degli abitanti di Volturino dove sono nati agnelli deformi
«In vicende come queste occorre sempre prevenire le possibilità teoriche del danno»
 

DAL NOSTRO INVIATO
VENEZIA — Migliaia di segnalazioni, esposti, denunce. E migliaia di cartelle cliniche, scaricate a pacchi in Procura e trasportate al secondo piano, nell'ufficio del sostituto procuratore Felice Casson. Documenti che giungono da tutta Italia e raccontano di malattie da elettrosmog. Sterilità, cataratta, cardiopatie. Ma anche leucemia, soprattutto leucemia infantile. La procura veneziana rischia si essere sommersa da tutte queste storie drammatiche e a volte incredibili. Da Assisi alla Valle del Chianti, da Ferrazzano a Volturino, da Agrigento a Torino, a Milano, a Venezia: l'alta tensione, i tralicci, i ripetitori radio-tv e dei cellulari, additati come un solo «nemico invisibile», che mette in pericolo la vita e la salute delle persone.
Ci sono scuole nuove e belle costruite proprio sotto le linee dell'alta tensione, che per evitare rischi ai bambini sono state chiuse. Come è accaduto a Mirano, nella terraferma veneziana, il paese in cui il Tar, dopo le proteste e i ricorsi dei genitori, ha obbligato l'Enel ad abbassare il limite massimo di esposizione ai campi elettromagnetici a 0,2 microtesla (come prevede la legge regionale del Veneto, la sola Regione per ora ad aver legiferato in tal senso). E ci sono anche persone che vivono accanto o addirittura dentro le centrali, come a Mestre. Qui, il signor Gianni Baù, dipendente Enel che abita nella palazzina dell'ente, costruita all'interno della sottostazione mestrina, 132 mila volts, non dorme la notte chiedendosi se fanno più male i ripetitori dei telefoni cellulari (traliccio accanto a casa) o l'alta tensione della centrale (un parco di valvole, fili e cabine che ammira ogni mattina quando apre la finestra). «Meno male — risolve il problema Baù — che tra un paio di mesi vado in pensione».
«Non è psicosi, i campi elettromagnetici fanno male, e molto. Ed è gravissimo che non si faccia nulla, anche quando — sostiene Daniela Dussin, presidente del Conacem, il coordinamento nazionale per la tutela dai campi elettromagnetici — venti milioni di italiani sono esposti a campi che superano la soglia di rischio, fissata dalla più recente ricerca scientifica in 0,2 microtesla». Ma per chi vende telefonini, oppure opera nel settore radiotv, le onde elettromagnetiche non sono più pericolose di un fulmine durante un temporale: devi proprio beccarne uno sulla testa per dire che fa male. È anche vero, d'altra parte, che gli studi in corso, soprattutto epidemiologici, non sono ancora in grado di dirci una parola definitiva sullo stato delle cose.
Ma la domanda dei quasi diecimila che si son rivolti al pm di Venezia, Felice Casson, va oltre. E possiamo sintetizzarla così: «Fino a quando non si è certi dell'innocuità di una tecnologia, o almeno dell'assenza di effetti tanto dannosi, perché usarla?». È stata forse proprio da questa domanda che è partita la prima, grossa inchiesta sull'elettrosmog in Italia. Seguita da un'altra indagine, aperta a Torino dal pm Raffaele Guariniello, che per i campi elettromagnetici prodotti sul Colle della Maddalena ha inviato 86 avvisi di garanzia (per «getto pericoloso di cose») ai responsabili legali di Rai e Mediaset. A Venezia invece Casson ha inviato tre avvisi di garanzia, ad altrettanti alti dirigenti Enel — Salvatore Machì, Domenico Cappelleri ed Edorado Gambardella — per omicidio e disastro colposi, lesioni e rifiuto di atti d'ufficio. Casson finora ha visionato settemila cartelle cliniche e scoperto quasi trecento casi di leucemia, di cui la metà infantili. Trenta casi riguardano persone che vivevano proprio sotto i tralicci. «Non potevamo far altro che lavorare come per le morti "strane" al Petrolchimico di Porto Marghera — spiega Casson, riferendosi ai morti e ai malati provocati da una sostanza che si chiama cloruro di vinile monomero —.
Attenzione però. Nessuno sostiene che ci sia un nesso di causa-effetto, questo lo stabiliranno i periti. Ma accertarlo è un lavoro lungo e complesso, non impossibile». Al pm di Venezia, le ultime carte arrivate (130 segnalazioni di patologie varie) sono quelle del comitato di Volturino, in provincia di Foggia, dove da tempo una selva di tralicci abusivi (che da anni non si riesce a far rimuovere nonostante l'acclarato status di opere fuorilegge) bombarda di onde elettromagnetiche il paese, dove oltre alle malattie denunciate dalla popolazione, sono nati persino agnelli deformi.
«Su questi temi — sostiene Felice Casson — la tutela dev'essere maggiore che in campo penale. Occorre prevenire anche le possibilità teoriche di un danno. Ma questo non è compito del magistrato. Senza fare nuove superprocure però, a cui non credo, noi magistrati potremmo lavorare meglio se su questi argomenti ci scambiassimo periodicamente informazioni. E questo sarebbe tanto più fecondo per una materia come l'elettrosmog, che potremmo definire "in movimento". Per l'amianto o l'uranio impoverito delle officine aeronavali il discorso è già un po' diverso...».

cvulpio@rcs.it


Carlo Vulpio

 

 

 

 

 

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Aggiornato il: 19 ottobre 2008