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MESTRE (Venezia) — «Pensavamo che fosse il Padreterno ad avercela con noi. In tutti questi anni, non abbiamo mai immaginato che le tragedie della nostra famiglia potessero essere state originate dalle onde elettromagnetiche. Così anche noi abbiamo inviato le nostre cartelle cliniche al dottor Felice Casson...». Giovanni Dallio e sua moglie Giovanna Boccotti hanno abitato per trent'anni dentro due grandi stazioni elettriche: prima a Camin di Padova e poi a Mestre, dove sono stati fino al 1986, sotto una «cappa» elettrica di 132 mila volts. I Dallio avevano tre figli, Annamaria, Enrico e Cristiana. I primi due sono morti: Annamaria a 38 anni, nel '94, ed Enrico a 27, nell'89. Entrambi per tumore. Annamaria, biologa, era mamma di due bambini. Enrico, laureato in Scienze forestali, ha lottato cinque anni con la malattia. Mentre Cristiana, la figlia «sopravvissuta», ha paura. «Fa continuamente analisi — dice il padre —, soprattutto da quando abbiamo appreso, cinque anni fa, che anch'io ho un tumore. E' ovvio che sia spaventata, poveretta». Provengono da famiglie di persone longeve, i Dallio, «e soprattutto sane», tengono a sottolineare. «Non vogliamo incolpare niente e nessuno — dicono —, ma certo l'idea che possano essere state le onde elettromagnetiche a uccidere i nostri figli ci ha conficcato nel cuore un dubbio atroce. Che vogliamo sciogliere». Anche perché i due nipoti di Giovanna e Giovanni Dallio, i figli di Annamaria, «hanno più diritto di tutti di sapere come stanno le cose». Che si indaghi e si studi, quindi, per i Dallio è giusto. «Ma è giusto anche per un mio collega, anche lui morto di tumore. Si chiama Giampietro Pasio e ha lavorato con me per vent'anni. Una coincidenza? Lo spero, risolverebbe tante cose. Ma il tormento del dubbio è forte». C. Vul.
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Aggiornato il: 19 ottobre 2008 |